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BOORGHEEBAZ

Più che una band, un progetto.

I Boorgheebaz nascono nel 2008, appunto come progetto sperimentale.

La regola dei Boorgheebaz è: quattro ore in sala di registrazione, set precostituiti, nessuno spunto già in mente. Al termine del periodo fissato, il brano deve essere terminato e registrato, il tutto naturalmente in presa diretta e senza post produzione.

Il compito può sembrare arduo e, in effetti, molti brani non risultano, alla resa dei conti, degni di pubblicazione: nel cuore di questa jam session permanente, però, fioriscono talvolta veri e propri piccoli gioielli.

Sarebbe impossibile, in tempi così stretti, dotare i brani anche di testi di valore artistico: di conseguenza, i Boorghebaz hanno deciso di cantare in un vero e proprio gremlot inglese, in cui parole inglesi di senso compiuto si alternano ad altre fonie, evocative di quel linguaggio ma senza alcun significato concreto.

Musica per ricercatori, per menti aperte e curiose, cui viene offerta una piena esplosione creativa, non mediata dal ritocco o dal ragionamento: puro istinto e creatività assoluta.

Fanno parte del progetto Jon Bohr (lead vocal, lead guitar, bass guitar), Phoebus Lidlquist degli A Meeting of Tribes (lead guitar, bass guitar, keyboards), Rupert Bedjan (keyboards, programming), Paula Stridbar (lead vocal) e Morten Gradig dei -273,15C (lead Vocal).

Da questo progetto è nato, nel 2010, il primo album, Proletkult und Pasdaran, registrato a The White House Studio: fanatici di tutto ciò che non è stato banale negli anni '80, i nostri "eroi" utilizzano solo strumentazione originale dell'epoca e miscelano il rumorismo stile Einsturzende Neubauten alla Neue Slovenische Kunst, passando da suggestioni post metal alla Southern Death Cult al post rumorismo new wave sullo stile dei primi Simple Minds e, perché no, alla techno industriale, il tutto in maniera leggera ed evocativa, ispirandosi senza mai copiare, con il risultato di sprigionare grande energia, creatività ed evocatività.

Dopo la bella prova di "Proletkult und Pasdaran", nel Marzo 2011 i Boorgheebaz producono il loro secondo album sotto le insegne di RUMORS RECORDS, FUKUSHIMA KATZ, che viene distribuito dall'ottobre 2011.
L'album, ispirato alla tragedia della centrale nucleare Fukushima 1 seguita al disastro del Grande Tsunami, è un atto di solidarietà verso il coraggioso e sfortunato popolo giapponese e anche un atto di accusa verso l'irresponsabilità dei gruppi di potere economico e finanziario che continuano a considerare sicura una forma di produzione di energia che, evidentemente, sicura non è.

L'album è un concept album "al contrario".
Si parte dalla fine, con l'umanità che dimentica in fretta la tragedia di Fukushima e "balla sul mondo" in I Had a Dream, nel cui testo viene contrapposto il famoso discorso "I Have a Dream" di Martin Luther King, come contrappasso di una umanità che vede ormai la maggioranza dei propri componenti schiava della propria mancanza di impegno sociale e politico.
Segue He Never Answers the Call, straziante trasposizione in musica del dramma dell'altalena di emozioni di una madre che chiama incessantemente il cellulare il proprio figlio residente nella Prefettura di Miyagi, ormai morto, e non riesce mai a trovarlo dato che il telefono squilla sempre ma solo perché è rimasto sotto carica, allacciato ad una presa di corrente elettrica miracolosamente funzionante.
Il terzo brano è Fukushima Katz, la title-track, che racconta della nascita e della breve vita del futuro "Gatto di Fukushima", un gatto che nascerà terribilmente malformato a causa delle radiazioni emesse dai reattori della centrale disastrata.
Segue The Fly, storia minimalista di una mosca che, nel bel mezzo dello tsunami, riesce a sopravvivere per la sua capacità di volare - capacità che è preclusa agli esseri umani.
Il quinto brano è Tsunami e cerca di raccontare in musica il Grande Tsunami, con abbondanza di dissonanze e in tempo poliritmico (le linee melodiche e le armonie dei vari strumenti si ricompongono ritmicamente ogni diciassette battute musicali).
L'ultimo brano, Earthquake, è l'inizio della storia: anch'esso poliritmico e dissonante, racconta in musica il grande terremoto che è all'origine di tutto.

Musicalmente, l'album è un grande passo avanti nel progetto Boorgheebaz: le regole della band sono cambiate e prevedono l'allestimento dei set sonori precostituiti la sera precedente la registrazione, otto ore in sala di registrazione, quattro ore di post-produzione sulla traccia stereo conclusiva. Rimane la regola dell'entrare in sala di registrazione senza il minimo spunto in mente. Per la prima volta, inoltre, i Boorgheebaz fanno uso di pattern.
Come risultato, RUMORS RECORDS considera Fukushima Katz un piccolo capolavoro di rock elettronico e di post new wave - oltre al suo grande valore di "grido di dolore" contro l'utilizzo, a qualsiasi titolo, dell'energia nucleare.

RUMORS RECORDS li consiglia a chiunque abbia una mente aperta ed una sensibilità viscerale della musica.